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LSB: in occasione del via della terza stagione su Vimeo, intervistiamo le autrici

Sabato, 22 aprile 2017


LSB, tra le prime webserie italiane a tema lesbico, giunge alla sua terza stagione. Abbiamo intervistato le due creatrici della serie: Floriana Buonomo e Geraldine Ottier ripercorrendo la storia di questo prodotto nato nel lontano 2013. 


Quattro anni fa, le lesbiche d’Italia che si erano rassegnate a dover riguardare per l’ennesima volta tutte le stagioni di L-Word, hanno avuto una sorpresa: qualche buona anima saffica aveva iniziato a creare anche in Italia delle webserie a tema lesbo.
Tra queste la webserie che nei giorni scorsi è arrivata alla sua terza stagione: LSB. Composta da 12 puntate di 10 minuti l’una, è prodotta e ambientata a Roma e racconta di un gruppo di amiche di varia omosessualità, che si dividono tra lavoro, università, amicizia e amore. 
LSB affrontava (e affronta) senza pretese una tematica sicuramente ancora poco presente nel panorama cinematografico e televisivo italiano, ovvero quello delle donne che amano altre donne.
Le ragazze di LSB sono ragazze che ogni giorno affrontano la vita e i suoi ostacoli senza perdere di vista la loro identità che è anche il tema della serie: donne che amano altre donne.
Ed ecco la notizia tanto attesa: LSB, con non pochi sforzi, è giunta alla sua terza stagione e il primo episodio è online dal 14 aprile.
Lo fa con tante novità, a partire dal cambio di piattaforma, migrando da quella usata per ben due stagioni, YouTube, a Vimeo



Di questo e di altre novità abbiamo parlato con le due creatrici della serie: Floriana Buonomo e Geraldine Ottier.  Ecco cosa ci hanno raccontato.

1) Facciamo un passo indietro: LSB esordisce nel 2013 ed è una delle prime webserie a tema lesbico in Italia. Come è nato il progetto LSB e con quali aspettative? Siete soddisfatte del risultato?
LSB nasce in un momento in cui in Italia venivano pubblicate le prime webserie. Per noi era una scommessa: poter arrivare ovunque e a chiunque tramite YouTube, parlando di un argomento che ancora era tabù nel mainstream. Allora lavoravamo insieme in un piccolo Blockbuster, con un sogno nel cassetto: raccontare per immagini.
Avevamo già girato delle cose separatamente, ma non avevamo mai lavorato insieme. 
Floriana (F): L’idea di scrivere una serie è partita da Geraldine e io le ho proposto di crearla per il web. Che fosse autoprodotta è venuto da sé; sapevamo che sarebbe stato difficile trovare qualcuno che producesse “l’argomento”. 
Geraldine (G): Siamo partite cariche, guidate dalla passione, cominciando a scrivere e a mettere da parte i soldi che ci servivano per girare. Sapevamo che sarebbe stato tutto molto complicato, ma abbiamo fatto un passo alla volta, senza pensare troppo a cosa sarebbe stato, con la sola certezza che avevamo qualcosa da dire e volevamo farlo.
(F): A pensarci oggi siamo state due folli. Abbiamo girato come potevamo, facendo del nostro meglio con i pochi mezzi che avevamo a disposizione e con l’aiuto di qualche amica che quando poteva veniva a dare una mano. 
(G): Però siamo contente di averlo fatto, perché da allora siamo molto cresciute.

2) Dalla prima stagione sono stati fatti degli evidenti passi in avanti, sia per quanto riguarda la qualità delle riprese che per la recitazione e la trama. 
A cosa è dovuto?
(G): La prima stagione è stata un po’ un banco di prova, la fase di rodaggio. Sapevamo che ci sarebbe servita una troupe, anche se ridotta all’osso. Nella prima stagione la crew era composta da noi due, nella seconda stagione eravamo in 7, nelle due puntate della terza mai meno di 10 - 12.
(F): Ad ogni stagione abbiamo cercato di migliorare, di crescere, di essere più esigenti sia nei nostri confronti che da chi collaborava con noi. E chiaramente questo si riflette anche nel prodotto finale.


3) “LSB” affronta un tema importante e poco affrontato in Italia: l’amore tra donne. Avete avuto più incoraggiamenti o più critiche da parte della rete? 
(F): In Rete si sa, è facile essere attaccati e criticati. Ci sono quelli che si nascondono dietro un profilo fake dando libero sfogo al peggio di se stessi. Noi siamo state tanto criticate (a volte anche giustamente) per aver messo online una serie “amatoriale”. Spesso però si inciampava nell’insulto gratuito. Fortunatamente la maggior parte delle persone ha capito l’intento, la voglia di raccontare una storia per arrivare a chi non vive ancora serenamente la propria sessualità. 
(G): Tante ragazze ci scrivono ancora oggi per “ringraziarci” di essere stato il primo passo del loro accettarsi. Ma il messaggio più bello rimane quello ricevuto da un genitore, per dirci che guardando la serie è riuscito a capire meglio la figlia.


4) Come sappiamo realizzare una webserie richiede energie ed uno sforzo economico spesso notevole; la seconda stagione è stata realizzata grazie al crowdfunding, la terza invece?
(G): In realtà siamo sempre state sfortunate con i crowdfunding. Anche per la seconda stagione abbiamo dovuto finanziare più dell’80% del progetto con i nostri risparmi. La due puntate della terza stagione sono state interamente girate grazie al contributo di chi ci segue. 
(F): Ma purtroppo non è stato sufficiente per girare l’intera stagione, perché tante persone sono ancora diffidenti rispetto a questo metodo di finanziamento.


5) Una delle novità della terza stagione è il cambio di piattaforma, da YouTube a Vimeo. Quali sono le ragioni di questa scelta? 
(F): Il cambio di piattaforma è stato dettato proprio da motivi economici: sul canale on demand di Vimeo abbiamo la possibilità di far noleggiare i 2 episodi per 24 h al costo di 1€ l’uno. È una forma per autofinanziarci e produrre il resto della stagione. Speriamo di essere più fortunate questa volta!

6) Restiamo in tema novità, il passaggio dalla prima alla seconda stagione ha visto un cambiamento considerevole del cast. Cosa dobbiamo aspettarci nella terza stagione? 
(F): Nella terza stagione abbiamo proprio voluto esagerare! Questa è la stagione che fa da quadratura del cerchio, quella di chiusura. Grazie alla collaborazione della sceneggiatrice Paola Savinelli abbiamo arricchito la storia di nuovi personaggi.
(G): Non solo, ci sono tante location e tante storie minori. È anche una stagione più matura: segna il passaggio delle ragazze nell’età adulta e anche un po’ il nostro.





7) LSB strizza l’occhio a serie cult come The L Word, rappresentando i “tipi” di lesbiche. Dalla Shane, sciupa-femmine, alla bisessuale femminile, fino alla confusa che si scopre lesbica ecc.  Voi che tipo di lesbica siete?
(F): Raccontare cominciando da una tipizzazione è più semplice. Poi con 10 minuti a puntata non potevamo andare molto a fondo! Così siamo partite dalla superficie, con la prima stagione, per poi scavare un po’ di più nella vita delle protagoniste, nella seconda stagione. La terza è un po’ più complicata, perché abbiamo cercato di toccare le corde più intime di alcune di loro. Chiaramente siamo partite dai “tipi” che si trovano un po’ in ogni gruppo, ma in fondo è anche vero che ognuna di loro fa parte un po’ di noi. Anche se, dovendo definirmi, direi che sono una lesbica AA, atipica e asociale!
(G): Io mi sento di dire che sono la tipica lesbica drammatica!


È giusto fare una breve riflessione prima di concludere. Il panorama cinematografico e televisivo italiano non è dei migliori, perché sembra ignorare l’esistenza dell’omosessualità femminile, prediligendo sempre ma seppur in salsa vittimistica, quella maschile. Anche se LSB non è una webserie tecnicamente superlativa per i motivi di budget raccontati, almeno per quanto riguarda le prime due stagioni, mi sento di riconoscerle un grosso merito: non solo il coraggio di essere stata tra le prime (se non forse la prima) ad affrontare questa tematica, ma anche e soprattutto di aver raccontato un insieme di storie in cui molte ragazze di ogni età e di ogni orientamento sessuale possono ritrovarsi.

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